La “Siusky”, il tuffo dei Livornesi

di Simona Polito/ ph Allegra Fregosi

Se si parla del Molo Mediceo e dell’Accademia, del cacciucco, delle triglie, di Modigliani o Fattori, il collegamento con Livorno è automatico anche oltre i confini labronici. Ma prova a chiedere ad un romano o milanese se sa fare la siuski e ti sentirai dare risposte che variano da “non amo la cucina orientale” a “che numero di posizione è?”.

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La siuski, per chi non lo sapesse, è un tuffo 100% made in Livorno, e come molte delle cose tipiche della nostra città ha una logica tutta sua, diametralmente opposta a quella del resto del mondo. Figuriamoci se noi, gente di mare e con acqua salata nelle vene, non ci inventavamo anche un tuffo che è tanto più perfetto quanto più alti sono gli schizzi che esso produce. I punti sulle palette aumentano se questi schizzi, oltre a superare il trampolino alto dei bagni Fiume, riescono anche a “mezzare” le signore unte di olio abbronzante che, stizzite, vengono distratte dalla loro missione tintarella. Campioni come Dibiasi e Cagnotto susciterebbero non poca ilarità e prese di ‘ulo sugli scogli del Romito, e probabilmente l’umiliazione li potrebbe a barattare le loro medaglie d’oro con qualche manciata di biglie colorate.

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L’origine della siuski ha un che di mitologico: non se conosce il periodo di nascita, non se ne conosce l’etimologia, non se ne conosce il creatore. Si sa solo che da un certo momento è esistita, e che da allora non c’è stabilimento balneare che si rispetti che non ospiti stagionalmente gare di tuffi tra grandi e piccini che intervallano questa figura acrobatica ai più noti tuffi a bomba, militare o l’ovo.

Qualche ipotesi è stata suggerita un paio d’anni fa nella nota introduttiva del libro “Siuski: Livorno in 21 tuffi”, una raccolta di racconti brevi legati al mare e ai bagni, che parla di chi al mare dedica la maggior parte del tempo libero, anche in inverno, e che se non può andare al mare, va comunque sul mare:

1. Siuski è la livornesizzazione del nome Soyuz, il razzo vettore russo assai celebre durante la corsa allo spazio degli anni ’60. Magari, come suggerisce Dave Ovens, Soyuz-Sky, ovvero: Soyuz-cielo in americano, poi successivamente rielaborato in livornese.

2. Siuski viene da Sukhoi (che si pronuncia, dice, più o meno uguale a siuski), che è il maggior costruttore russo di aeroplani da guerra; il tuffo ricorda il tipo di volo di uno di quegli aerei durante un attacco.

3. Siuski (in questo caso si scrive S.U.ski) è un aggettivo in lingua russa – o polacca, che è lo stesso – una lingua nella quale lo -ski fi nale caratterizza un aggettivo (per esempio: Ruski = Russo, Italianski = Italiano, Romanski, Polanski = Romano, Polacco, ecc.). In questo caso S.U. sta per Stati Uniti, quindi S(i)Uski = Americano, qui inteso anche come “All’americana”. Questa spiegazione è complicata, ma se la rileggete due o tre volte la capite meglio.

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4. Siuski è la contrazione della frase in lingua inglese – o americana, che è lo stesso – “(Let me) See your skill”, che vuol dire qualcosa tipo: “Fammi vedere di cosa sei capace”, frase attribuita a certo Phil Demure di Modesto, California, caporale del 92° Infantry di stanza a Camp Darby, durante una gara di tuffi ai Fiume verso la fine degli anni ’50. O forse erano i Pejani.

5. Siuski è una parola hawaiana, che vuol dire “Tuffo a bomba orizzontale che provoca un monte di schizzi”.

6. Siuski (che però si scrive siu´ski, con l’accento acuto sopra alla seconda esse) significa pipì, nel gergo dei bambini polacchi. La mamma, prima di andare ai pratini del Parco di Łazienki a Varsavia, si rivolge al piccolo Stanisłav o alla piccola Agnieszka chiedendo: “L’hai fatta la siuski? Valla a fare subito, che poi sennò quando siamo fuori ti scappa!”. Sempre in polacco, nel gergo degli adulti, siuski vuol dire “Per scherzo, a mo’ di presa in giro”.

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A questo punto è doverosa una descrizione tecnica del pregevole tuffo, che consiste in una sorta di carpiato incompiuto. Il corpo, infatti, conserva la sua curvatura a cantuccio (si, quello che si mangia col vin santo) fino all’attimo immediatamente successivo dell’impatto con l’acqua. Mai aprirlo prima del tempo, pena una memorabile panciata dalla sonorità di un ceffone e la conseguente coloritura nota come “rossata da fiorentino”. Il lancio è solitamente accompagnato da un fischio da scaricatore di porto, e talvolta anche dal doppio battito di mani.

Adesso caro pirata e cara sirena, sai tutto quello che serve per cimentarti nell’impresa. Se però la siuski non rientra nelle tue corde, e preferisci guardare gli altri mentre la fanno, per provare l’ebbrezza del vuoto puoi sempre cimentarti nel classico dei classici: un elegantissimo ed efficacissimo tuffo a candela!

Le foto sono state scattate da Allegra Fregosi durante un matrimonio in Inghilterra dove agli invitati è stata insegnata la siusky con risultati di vario tipo. 

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